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Nella valutazione dell’attendibilità del minore testimone, competenza quest’ultima esclusiva del giudice, come ricorda la Cass. Pen. Sez. III 3 ottobre 1997 n. 8962 Ruggeri e come sottolineato ulteriormente dalla delibera disposta dall’Unione delle Camere Penali 19 Marzo 2009, nonché dalle più autorevoli Linee Guida in materia, il Professionista, ed in particolare lo Psicologo Giuridico, può essere chiamato a porre il proprio contributo circa la valutazione della competenza del minore a rendere testimonianza e della “credibilità clinica” del narrato.
La prima, definibile dall’insieme di competenze del testimone rintracciabili nell’insieme di capacità cognitive, emotive e sociali, comprende un complesso esame su funzioni psichiche di base (memoria, capacità di comprensione, sviluppo cognitivo, capacità linguistiche etc.) fondamentali nella rievocazione di un evento, nonché la presenza di disturbi psicopatologici e/o di personalità in grado di alterare un adeguato esame di realtà.
La seconda categoria invece, presuppone una valutazione del narrato al fine di analizzare e rintracciare le variabili di accuratezza e sincerità attraverso l’uso di opportuni parametri e strumenti.
L’importanza di una valutazione così accurata sul testimone deriva dal fatto che spesso non vi sono evidenze fisiche che conducano, oltre ogni ragionevole dubbio, a delineare la verità storica di un evento. Pertanto le dichiarazioni del minore acquistano un ruolo fondamentale nella ricostruzione del fatto. È fondamentale individuare i metodi e gli strumenti più opportuni nella valutazione di un caso di sospetto abuso sessuale su minore, a partire dalle tecniche più accreditate per raccogliere la testimonianza senza inquinare il ricordo, fino all’uso di strumenti validi per valutare quanto acquisito.
È necessario ricordare infatti, che tecniche scorrette di intervista possono dar luce a falsi negativi cioè sostanziare false accuse come se fossero vere. Al contrario si può correre il rischio di non acquisire sufficienti elementi atti a valutare correttamente l’accaduto dando luogo a falsi positivi, ovvero credere non accaduti fatti che in realtà lo sono.
Utilizzare una metodologia corretta non significa arrivare a conclusioni certe e inconfutabili, bensì, produrre un lavoro di qualità inattaccabile sotto il profilo metodologico rispettando il più possibile l’integrità psichica del minore.
Indicazioni per un corretto esame del minore provengono sia dalla letteratura internazionale sia dalle molteplici linee guida: Carta di Noto; Linee Guida Operative SINPIA; Protocollo di Venezia, nate dall’incontro della letteratura internazionale, dall’esperienza sul campo di autorevoli professionisti che prestano il loro servizio da decenni e dal confronto con le più accreditate ricerche scientifiche internazionali in materia.
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